E pu t’ capès

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E pu t’ capès, qvént e’ taca a fé bur
che j èn ch’ i s’ è pirs a la lònga de viól,
j éra tòt za ramasé in che dè d’ sól 
in t’e’ vérd d’ la rata de fiòm.

U j fò par chi du fradèl , adès j è sghèf,
ch’ la córsa e l’ abràzéda d’su pé d’ló,
e nèca par ch’ al do surèli , adès sól òna
u j a da rèsar sté che dè in dó ch’ u j è e’  Sèns.]

[E poi capisci, quando il tempo passa
che gli anni trascorsi lungo il sentiero,
erano già  in quel giorno assolato
nel verde dell’ argine del fiume.

Ci fu per quei due fratelli, ora sol uno,
quella corsa e l’ abbraccio del papà,
e pure per quelle due sorelle, ora sol una
c’è stato quel giorno , ove è il Senso.]

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Lettera al mio coetaneo razzista e fascista

Faccio eccezione alla pubblicazione di soli versi per questa lettera aperta, che veramente merita e fa pensare

Linea20

Leaticia: “E cos’hai mangiato oggi in mensa?”

Mathys: “Uhm… la pasta in bianco con tantissimo formaggio.”

Leaticia: “Wow, che buono!”

Mathys: “Eh sì. Ma Leaty, posso farti una domanda?”

Leaticia: “Certo Mathys, dimmi tutto.”

Mathys: “Ma cosa vuol dire negher?”

Leaticia: “Perché me lo chiedi?”

Mathys: “Perché oggi all’intervallo Alessandro e Gabriele mi hanno detto negher.”

Leaticia: “E tu cos’hai risposto?”

Mathys: “Ehhh niente perché non so cosa vuol dire.”

Leaticia: “Ok… Allora, negher vuol dire negro.”

Mathys: “OHHH!!!”

Leaticia: “Eh sì, Mathys, ti hanno detto che sei negro. Doveva essere un insulto. Magari credono di essere migliori di te perché loro sono bianchi. Ma tu non ci devi credere, perché non è vero. La prossima volta che te lo dicono, tu rispondi che sei fiero di essere negro. Capito?”

Mathys: “Sì.”

Leaticia: “Bravissimo. Ripetilo.”

Mathys: “Cosa?”

Leaticia: “Che sei fiero di essere negro.”

Mathys: “Sono fiero di essere…

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